GFFC 2005

GRAN FONDO FATTA IN CASA, 2a ed. “SILVANO ROSSI” – Rieti-Gran Sasso-Rieti

Quest’anno la nostra granfondo è stata dedicata a Silvano, il papà di Marco scomparso nel 2004, nostro amico e ciclista anche lui, che dell’Aquila era originario.

UN BACIO (Marco) – Cari amici del pedale, martedì 2 agosto ho pedalato insieme ai compagni di gruppo i miei primi 200 km della stagione, iniziata tardi per via del mio lavoro e quindi con appena 2500 km nelle gambe, e cioè la seconda edizione della Gran Fondo Fatta in Casa, denominata così da Carlo e col percorso suggerito da Ottavio.

Io, Carlo, Ottavio e Claudio siamo partiti da Rieti alle 6.45 circa per Antrodoco, bivio per L’Aquila, Assergi, Gran Sasso d’Italia, e ritorno per 215 km totali, con arrivo a Rieti alle 16.30.

Vi posso assicurare che un percorso così bello non mi capitava da parecchio tempo, perfetto sia come spettacolo naturalistico sia come andatura turistico-veloce. Il Gran Sasso con i suoi 30 km di salita è stato veramente bello. Mentre arrivavo in cima ho salutato con un bacio mio papà che purtroppo non è più con noi, lui che era abruzzese di origine, nato a L’Aquila, grande appassionato di bicicletta, ed abbiamo pensato di dedicargli questa pedalata.

Un saluto a tutti dal vostro capitano ed un arrivederci (dopo le sospirate ferie).

QUEL PIANORO MICIDIALE (Carlo) – Dopo qualche rinvio si è svolta finalmente la seconda edizione della Gran Fondo Fatta in Casa, che quest’anno, su proposta di Ottavio (ottima idea!), ci ha portati da Rieti alla cima del Gran Sasso e ritorno, per un totale di 216 km e 2975 metri di dislivello. Alla partenza, avvenuta da Rieti alle ore 6.50 (sveglia per i romani alle 4.30!) ci siamo ritrovati in quattro: Ottavio e Marco nuovi acquisti 2005 della GF FC, insieme a Claudio F. e Carlo che invece avevamo già corso la prima edizione nel 2004. Personalmente non nutrivo alcun timore per la distanza, e la presenza di Marco, nostro capitano, mi rassicurava: ciclista vero, esperto, passista eccezionale e all’occorrenza scalatore di tutto rispetto, Marco è una garanzia. Non c’è percorso che gli resista, non c’è vento contrario che tenga, Marco ti tiene sulla ruota, ti porta, e ti riporta a casa senza alcun cedimento. Ottavio non lo scopro certo ora; quanto a Claudio l’anno scorso mi aveva impressionato per le doti di fondo, ma quest’anno era reduce dai suoi soliti fastidi muscolari. Per fortuna tutto è andato bene e, come nel 2004, è uscito fuori alla distanza.

I primi venti km di Salaria fino ad Antrodoco scorrono via veloci sotto le ruote. Ad Antrodoco si svolta a destra sulla SS 17 dell’Appennino abruzzese, e si sale dolcemente per circa 12 km verso Sella di Corno, in un paesaggio assai rilassante. Qualche km sull’altopiano e poi la picchiata verso L’Aquila. Un po’ di traffico nell’attraversamento della città, ma finalmente svoltiamo verso Paganica. Splendida la strada dentro le gole che portano ad Assergi, dove comincia la vera avventura dopo 77 km a 842 metri di altitudine.

Della salita del Gran Sasso, che avevo fatto da ciclista scauzzone agli inizi degli anni ’90, ricordavo nessun dettaglio ma tutto l’essenziale. Lunghi km di ascesa dolce, quasi 17 e mezzo, in uno scenario spettacolare, con la montagna pelata e lo sguardo che si perde su pratoni immensi. Dopo un costone che mette più paura agli occhi di quanta non ne faccia alle gambe, c’è un breve tratto di discesa di circa 2 km, e siamo finalmente nel temutissimo pianoro a quota 1600 metri. Un’occhiata di qua e di là, lo spettacolo è gigantesco: l’altopiano immenso, in fondo a sinistra il Corno Grande ai piedi del quale l’edificio rosso dell’Hotel Campo Imperatore rappresenta la nostra meta. Esattamente come quindici anni fa ritrovo il vento teso e bastardo contrario alla nostra marcia. Oltre le mandrie di animali liberi al pascolo osserviamo da lontano la strada tortuosa sulla costa del monte: sono gli ultimi due-tre km in cui la salita torna sensibile, quelli su cui scattò Pantani nell’arrivo di tappa del Giro 1999 e che gli valse la maglia rosa. Ma per arrivarci!

Il pianoro è infame. Passato il bivio a destra per Castel del Monte iniziano i dolori. La strada tira come un somaro, il vento teso fa il resto. Non un riparo, non un conforto, solo un’andatura da processione. Sembra di stare fermi. Si sogna l’arrivo dei tornanti, almeno lì la strada, ridossata al monte, concederà qualche sollievo. E’ per questo che decido di dar fondo alle energie e prendere di petto quello che resta fino ai 2130 metri della cima. Così va meglio. Su in vetta un bel ristoro, un caffè e il godimento di essere lì.

Il pianoro però è infame anche al ritorno. Col vento alle spalle il caldo è micidiale. Si ha la sensazione di essere caduti dentro un catino dal quale occorre sbrigarsi ad uscire pena l’allessamento. Quei due km di discesa adesso tocca farli a salire, e solo in cima allo strappo si ha la certezza che il peggio è passato. Il caldo monta lungo la lunghissima discesa. Una fontana magnifica appena dopo Assergi ci rifresca finalmente le ossa e il cervello arrostiti dalla discesa.

Sulla strada del ritorno l’attraversamento dell’Aquila risulta assurdo per una serie di sensi obbligati. Lungo i km che ci riportano a Sella di Corno una sosta al bar per l’acqua fresca, e siamo di nuovo in marcia. Nel frattempo il cielo si è coperto ma lo scollinamento arriva rapido. Dopo Antrodoco l’incitamento via cellulare di Roberto G. e un’altra fontana sembra ci mettano, insieme all’aria di casa, le ali ai piedi. Cambi regolari e siamo a Rieti intorno alle 16.30, dopo poco meno di dieci ore e circa 8 ore e 45′ di pedalata.

SQUADRONE RAGAZZI, SQUADRONE!

L’ABICIZIA (Claudio) -Il mio non è un resoconto tecnico, già ampiamente esplicitato dal nostro supertecnico Carlo, ma bensì un inno all’amicizia che grazie ad un semplice mezzo di locomozione a due ruote riesce ad unire persone di ceti e condizioni sociali anche agli antipodi. Pedalare con Carlo, Marco, Ottavio è stato un vero piacere, ridendo e scherzando abbiamo superato ogni ostacolo, salite, caldo, TORI in calore (questa è inter nos) vento contrario, etc. etc. E fin da ora invito Daniele, Stefano, MONICA, e tutti gli altri al prossimo anno. Non abbiate paura di percorsi duri o troppo lunghi, l’amicizia è una forza che ci farà arrivare dovunque!!! Ora buone vacanze a tutti e pedalate, pedalate, pedalate. C I A O!