GFFC 2009

VI GFFC “GORGANA” 9 ottobre 2009

Particolarmente sofferta la messa in cantiere di questa VI GFFC, quanto in verità goduta una volta in bici, a causa di scelte sbagliate di fondo (meglio puntare ai mesi di giugno e luglio piuttosto che settembre) e delle molte defezioni. Giuliotto aveva studiato un itinerario da favola, che aveva come meta il Gran Sasso e che avrebbe previsto 208 km e 3500 metri di dislivello: da quando gli ho detto che di gran fondo avrebbe dovuto trattarsi anno dopo anno, lui mi ha preso sul serio, e il menu approntato per l’Aquilana era di tutto rispetto.

Ma lui per primo, rimasto invischiato nei pressanti impegni di lavoro, ha dovuto dare forfait per la data fissata (27 settembre). A quel punto mi si prospettava una sola alternativa: interrompere la piccola ma importante tradizione delle nostre GFFC (bruttissimo segnale sarebbe stato), oppure correrla fosse anche da solo. Della prima ipotesi non ho nemmeno voluto sentir parlare, perciò mi sono tuffato nella seconda: partire da casa per puntare a Gorga (180 km e quasi 3500 metri di dislivello) mi sembrava la soluzione più alla portata. Ma compattare un gruppetto tra fine settembre e l’arrivo dell’autunno, disposto peraltro a percorrere grandissime distanze e dislivelli proibitivi, m’è parsa subito una chimera. Solitamente io arrivo a questo punto dell’anno ancora con tanta voglia di pedalare. La stagione è bellissima, la temperatura giusta, luci e colori più caldi e spesso struggenti. E poi mi godo la rendita che l’allenamento estivo su Stelvio e Dolomiti mi lascia: non perché vada più forte, ma almeno ho l’impressione di faticar meno. Solo che trovo gli altri, quasi tutti, coi remi in barca. Gli altri che vanno fortissimo tra febbraio e marzo, che passano l’inverno a spingere come forsennati mentre io arranco agile in fondo al gruppo, altri che però all’arrivo del caldo mollano, vuoi per gli impegni familiari o di lavoro, vuoi perché forse un po’ spompati. Molti hanno poca pazienza e preferiscono sparare le poche cartucce tutte e subito; io che ne ho ancora meno preferisco giocarmele quando più mi diverte, d’estate (anche tarda o tardissima estate) e sulle montagne.

Alla fine due fedelissimi li ho trovati: Monica, che ha voluto condividere anche il principio (salvaguardia dell’iniziativa), e Stefano Sc., che lui dice di no ma a me sembra tagliato apposta per le lunghe distanze. Dopo il forfait anche di Massimo, ed essendo ormai impossibile un ulteriore rinvio, decidiamo di trasferire la partenza dalle Frattocchie (come abbiamo fatto con Ottavio e Massimo il 5 giugno scorso) ma di passare però per l’Appia e non per la via dei Laghi: in questo modo il percorso si è accorciato di quaranta km (ma allungato di dieci rispetto a giugno) e addolcito in quanto a dislivello. A me è parso un dettaglio irrilevante di fronte al vantaggio di avere la compagnia di Monica per tutto il percorso, e perciò noi due siamo finalmente partiti da Frattocchie alle 8 circa di venerdì 9 ottobre.

La giornata si presenta inizialmente piuttosto umida, c’è un po’ di foschia e il cielo non è completamente sgombro (foto 1), ma strada facendo migliorerà sensibilmente. Il grosso inconveniente della soluzione adottata è l’attraversamento dei paesi nell’ora peggiore, quando tutti si muovono per andare al lavoro. Albano è un carnaio, Ariccia non è da meno (foto 2): lì attendiamo Stefano che scende da Monte Gentile (foto 3), e fino a Velletri patiamo ancora un po’ di traffico, fortunatamente via via meno intenso.

Bypassato Velletri e la buca infame (soprattutto in previsione del ritorno) che conduce al bivio per Artena, in vista di Giulianello entriamo finalmente nella parte bella del percorso: da qui in avanti ci scorderemo le macchine, e sarà davvero un bel padalare (foto 4). Qualche piccolo dosso di assaggio (foto 5) e siamo sulla prima salita di giornata, verso Roccamassima.

L’avremo percorsa decine di volte, ma sempre questa salita si lascia pedalare con grande soddisfazione. La pendenza non è mai brusca, il traffico resta inesistente, le piantagioni sterminate di ulivi lungo la montagna costantemente rigogliose e profumate: un vero spettacolo. Entriamo dentro il paesello semideserto (foto 6 e foto 7) e ci godiamo la prima sosta; Monica (che saprà gestirsi in modo ottimale lungo tutto il tracciato) se l’è presa un po’ più comoda (foto 8), e dopo un primo ristoro siamo pronti per ripartire.

Il tratto di strada che ci attende ora è forse il più suggestivo di tutto il percorso. I nove km di saliscendi verso Segni si presentano oggi ammantati di autunno (foto 9 e foto 10), la strada (in condizioni più che accettabili) è cosparsa di ricci e castagne (foto 11) e si gode di una pace e di un benessere senza prezzo (foto 12). Il primo tratto di leggera discesa (forse qui Stefano prende una botta di freddo che gli costerà cara più avanti) lascia subito spazio a leggere salitelle (foto 13, foto 14 e foto 15)) lungo una delle quali splendide vacche stravaccate al sole sembrano osservarci con beato distacco (foto 16 e foto 17)). Lo scollinamento per il bivio del Campo di Segni avviene ormai sotto il cielo sgombro di foschie e vapori (foto 18).

Seconda sosta a Segni, dove godiamo di un illycaffè strepitoso. Per due maniaci come me e Stefano è una grande e bella sorpresa. Senza dubbio tra i migliori mai bevuti, per densità, morbidezza e gusto. Anche illycaffè sembra voler contribuire alla perfetta riuscita dell’impresa in corso.

La discesa verso Montelanico scorre rapida (foto 19 e foto 20) e deserta, e sotto la salita che porta al paesello approfittiamo della magica fontana dal gettito incredibile (foto 21 e foto 22). Finalmente si punta verso la meta.

La salita di Gorga è come ce l’aspettavamo: semideserta, assolata, bellissima (foto 23 e foto 24). Ce la prendiamo tranquilla, ma Monica ancora di più, preoccupata di non sprecare le energie (molte) necessarie per il ritorno. Pochi gli incontri lungo i dodici tornanti, molta però la soddisfazione: ne è valsa la pena. Qualche cavallo ai margini della strada saluta la nostra impresa (foto 25 e foto 26), mentre i tornanti scorrono tranquilli sotto le ruote mie e di Stefano (foto 27, foto 28, foto 29 e foto 30). Gli ultimi km, ormai allo scoperto fuori dal bosco, si pedalano sotto un sole brillante (foto 31 e foto 32); dopo 3 ore e 55′ di pedalata e qualche minuto prima di mezzogiorno eccoci finalmente allo scollinamento (foto 33).

L’arrivo in piazzetta su a Gorga è, come spesso accade nei giorni feriali, surreale: nessuno verso la fontana della Pastorella (foto 34), non un cristiano dall’altro lato della piazza, e una borraccia dimenticata sulle scalette accanto alla panchina, segno inequivocabile della fatica che ha spremuto qualche ciclista passato di qui prima di noi (foto 36). Sin troppo facili le ironie su quella borraccia abbandonata mentre sulla fantastica panchina di Gorga ci godevamo un sole rigeneratore (foto 37), salvo scoprire a tarda serata che era la borraccia del nostro amico Andrea “Ciccio” di Ciclicoppola, cui va il merito di essersi sciroppato in pochi giorni e per ben tre volte un giretto niente male: Gavignano, Gorga e Segni per un totale di soli 52 km ma 1200 metri di dislivello!

Nel giro di pochi minuti Monica ci avverte che non salirà sino in piazzetta per timore di spendere troppe energie, mentre Stefano comincia a patire gli effetti di quella botta di freddo. Siamo ad appena 75 km da casa, e c’è voluta tutta la sua esperienza, la sua capacità di gestire le energie a disposizione, la freddezza di mantenere i nervi saldi e tanta ma tanta forza per superare brillantemente il disagio e consentirgli di tornare, tutto sommato, senza danni eccessivi. Complimenti a Stefano, e la conferma che avevo ragione a ritenerlo adatto per questo genere di imprese.

Recuperiamo Monica al quarto tornante; il tempo di toglierci le mantelline in fondo alla discesa (foto 38), e ha inizio la parte più difficile della nostra “passeggiata”: il ritorno. Altra scorta d’acqua alla fontana di Montelanico, e via per la salita del Monnezzaro, 5 km e mezzo al 6,1%. A Segni un tè caldo rimette al mondo Stefano, mentre affiora un po’ di stanchezza (foto 41). Adesso la strada che corre in quota verso Roccamassima è, se possibile, ancora più bella, col sole in faccia e una luce meravigliosa. Stefano sembra essersi ripreso alla grande, e ci precede di poco a Roccamassima (foto 44 e foto 45)). Qui un ultimo ristoro assolutamente necessario per raccogliere le energie e la concentrazione (foto 46), e poi giù lungo la stupenda discesa verso Giulianello, tutta in faccia al sole a dominare con lo sguardo le distese di ulivi: che spettacolo!

A valle purtroppo si rientra nella parte meno piacevole del percorso; saltiamo di slancio la buca infame sotto Velletri, e rieccoci in mezzo al traffico. L’Appia serve giusto a confermare ciò che tutti sanno ma che nessuno mette mai in pratica, e cioè che è sempre meglio la salita fatta magari pianissimo col proprio passo, che spezzarsi le gambe sui saliscendi da affrontare necessariamente con rapporti più impegnativi. Ma non c’è tempo di smadonnare: salutiamo Stefano a Genzano (è stato grandissimo, ed è pronto per il lungo della Novecolli 2010) e planiamo alle Frattocchie stanchi morti ma con la GFFC 2009 nel sacco!

I miei ringraziamenti calorosi e i complimenti più sinceri ai due compagni di viaggio che hanno voluto assecondare ancora una volta le mie smanie ciclistiche, ma ho fiducia che ne sia valsa la pena anche per loro.

(resoconto di Carlo)