DOMENICA 27 LUGLIO 2003, GF PINARELLO: IL RESOCONTO DI CARLO
Stefano nel 2001 ce l’aveva detto: troppa pianura, specie nel finale. In realtà di pianura sono disseminati i 204 km dell’intera gara che, infatti, risulta decisamente più veloce delle altre sorelle del Prestigio, adatta più a passisti, o al massimo passisti-scalatori, che a noi leggeri e fissati con le salite. Le quali ci risultano tanto più gradite, quanto più salgono in alto e quanto più lunghe sono. Qui, a parte la salita di 13 km che porta sul bellissimo altopiano del Cansiglio, si incontrano strappi e strappetti (in alcuni casi anche molto ripidi) che andrebbero affrontati di slancio senza nemmeno togliere la catena dal 53. Come potrebbe fare un cicloamatore corsaiolo. In questa, molto più che nelle altre GF del Prestigio, è fondamentale rimanere sulle ruote di gruppi veloci, con i quali poi macinare i km di pianura. Bello e suggestivo il Montello, ma niente di più. Poiché la corsa si svolge spesso in pianura, e ad altezze piuttosto contenute, è evidente che la sua collocazione al 20 luglio è fuori luogo (troppo caldo), e bene farebbero gli organizzatori a studiare, quanto meno, di ricollocarla lontano dalle canicole estive.
Parlavamo appunto di organizzazione. Non ne disconosciamo il livello dignitoso, ma certo chi esce da Nove Colli e Dolomiti, qui resta perplesso. Forse non tanto per la quantità e qualità dei ristori, quanto piuttosto per le scarse indicazioni sul tracciato: a parte i primi 40-50 km, non abbiamo più trovato cartelli che ci aiutassero a decodificare la nostra posizione sul percorso, facendo combaciare le informazioni sulla strada con quanto avevamo studiato sulla già miserella altimetria presente sul sito della GF, e replicata, ma in formato ancora più piccolo, sul giornalino nel pacco gara. Considerando poi che abbiamo pedalato molto spesso in un continuo toboga di saliscendi (curioso il fatto che spesso al cartello “discesa pericolosa” – certo cautelativo per l’organizzazione e perciò estremamente puntuale all’inizio di qualsiasi discesa – seguisse in realtà uno strappo in salita), ad un certo punto abbiamo dovuto chiedere quante salite mancassero alla fine, poiché quelle affrontate non erano state evidentemente riconoscibili come tali. Uno sforzo in più l’organizzazione potrebbe farlo, anche per sorvegliare le strade, specie quelle (peraltro bellissime, in mezzo ai vigneti) di campagna.
Ma l’aspetto più critico della macchina organizzativa è stata l’accoglienza alberghiera. Accoglienza per modo di dire. Nell’albergo a tre stelle “Al Giardino” in località S. Antonino (una stanza doppia 75 euri: piuttosto vi consigliamo una panchina alla stazione) ci hanno detto esplicitamente in faccia che loro avrebbero riempito l’albergo anche senza di noi, che di biciclette ne avevano abbastanza, e che le condizioni erano quelle imposte da loro, senza nessun tipo di disponibilità ed elasticità. Perciò la colazione ce l’hanno data alle 6.30 (ma alle 5.30 in camera abbiamo banchettato alla faccia loro), ci hanno consentito di tenere al chiuso solo 4 delle circa 20 bici dei ciclisti lì residenti, e dulcis in fundo, da veri signori quali si vantano di essere specie nei confronti di chi abita al di qua del Po, ci hanno chiesto 3 euri a testa per una doccia dopo la corsa, mettendoci a disposizione generosamente un solo bagno per tutti. Roba che a Cesenatico o a Corvara nemmeno si azzarderebbero a pensare. Se Pinarello conta qualcosa a Treviso, se vuole far crescere la propria manifestazione, HA IL DOVERE di compattare la città intorno all’evento. Perciò discuta con gli albergatori e i ristoratori, crei una rete di accoglienza vera, offra almeno una qualche convenzione a chi si sbobba 1200 km e dodici ore d’autostrada per correre. Non pretendiamo uno sconticino, ma almeno ci faccia sentire beneaccetti.
Quanto alla gara vera e propria, registriamo la buona prestazione di Fausto e Sergio sul percorso corto, e la prova regolare di Daniele e Carlo sul lungo, intenzionati solo a concludere senza danni. Le medie generose su entrambi i tracciati testimoniano che si tratta di percorsi veloci, destinati, come si diceva, più ai passisti che agli scalatori. Ma del resto è giusto che in un circuito come il Prestigio vi siano prove diversificate, e che tutti possano trovare gare adatte alle proprie caratteristiche e inclinazioni. Da parte nostra, e più in dettaglio di chi tra noi sta inseguendo il Prestigio, archiviata questa pratica ci predisponiamo con ansia equilibrata e con il piacere della scoperta che ci attende, all’imminenza del Rombo.
Aggiornamento del 22 luglio – Come al solito, abbiamo segnalato il nostro resoconto agli organizzatori. Ci ha risposto lo stesso Andrea Pinarello, e questo ci è sembrato un gesto apprezzabile di cui gli va dato atto, indipendentemente dal merito delle argomentazioni da lui addotte a replica delle nostre critiche. La discussione è aperta.
Fausto, insieme all’amico Marco, ha corso la MF in 4h 24’07.1″ alla media di 29.53 kmh, classificandosi 814° assoluto e 156° di cat. – Sergio ha coperto i 127 km del percorso corto in 4h 49’20.9″ alla media di 26.95 kmh, il che lo classifica al 1189° posto, 94° di cat. – Daniele e Carlo hanno fatto corsa insieme, cercando in questo modo di rendere meno pesanti le difficoltà del tracciato. Hanno chiuso i 204 km rispettivamente in 7h 53’12.2″ e 7h 53’13” alla media di 26,62 kmh, 766° e 157° di cat. il primo, 769° e 158° di cat. il secondo.