GFFC 2006

3^ GRAN FONDO FATTA in CASA “la SIMBRUINA”

Qualche anno fa, quando ancora la Maratona delle Dolomiti non era diventata il baraccone che conosciamo oggi e non usurpava il titolo di cui continua a fregiarsi (il percorso era di 170 km e prevedeva Fedaia e Giau…), Daniele rifinì la preparazione una settimana prima della gara con un giro mostruoso sulle strade tra Lazio ed Abruzzo. Fu, la sua, una prestazione autentica: chiuse il lungo in poco più di 7 ore… Da allora Daniele non fa che ripeterci quanto quel giro sia splendido e miracoloso. Quest’anno finalmente lo abbiamo scelto, con qualche piccola modifica, come Terza GF FC denominata appunto la Simbruina. Questo il percorso: partenza dall’uscita A24 di Vicovaro-Mandela (comoda per l’ampio parcheggio con fontanella sulla via Tiburtina), Arsoli, Carsoli, Colli di Montebove, Tagliacozzo, Cappadocia, Capistrello, Campo Staffi, Filettino, Trevi, Jenne, Livata, Subiaco, Cervara di Roma, Arsoli, parcheggio. I km totali sono risultati 192, con 3805 metri di dislivello (foto 1). Niente male per chi, come alcuni tra noi, dovrà affrontare tra un mese la tostissima Oetztaler Radmarathon… Il primo dato positivo della giornata è stato il numero dei partenti, che ci ha fornito la misura di come la nostra GF FC stia crescendo: nel 2004 eravamo in tre, quattro nel 2005, sette quest’anno (foto 2 e foto 3): Claudio, Daniele, Giulio, Marco, Stefano ed io per la squadra, con il nostro amico Michele “abruzzese” (foto 4) in rappresentanza di tutte le altre squadre del mondo, il che ha dato all’iniziativa un indiscusso carattere di internazionalità. Anche la Nove Colli, racconta la leggenda, nacque così.

Partiti alle 6.52, lungo i primi km sulla Tiburtina la frescura ci fa dimenticare le ultime torride giornate romane. Dieci km scarsi di riscaldamento e siamo alle prese con la prima salita, che in poco più di 8 km alla media del 3,5 per cento ci conduce, dopo l’attraversamento di Arsoli, sull’altopiano di Carsoli. La prima scoperta della giornata è la salita docile (ancora un 3,5 per cento) che da Carsoli porta ai Colli di Montebove: 17 km di strada magnifica, immersa nel verde e pressoché deserta, una vera goduria (foto 5foto 6 ). Siamo tutti insieme fino a Tagliacozzo, dove Marco (quest’anno meno allenato) ci saluta per tornare indietro. Noi invece imbocchiamo subito la salita per Cappadocia e la zona denominata Piccola Svizzera, lungo una strada che con qualche saliscendi corre in quota per una quindicina di km fino allo scollinamento verso Capistrello. Rifornimento d’acqua e la prima vera asperità della giornata è nostra: la salita che porta a Campo Staffi, completamente al sole che comincia a farsi sentire, è lunga 21,5 km con una pendenza media che sfiora il 5 per cento. Si accende un po’ di bagarre, ma Giulio mette tutti d’accordo (e continuerà a farlo fino al parcheggio), perché ingrana un passo esagerato per tutti noialtri. La salitina che dal bivio dello scollinamento porta a Campo Staffi offre uno dei panorami più belli della giornata. Si tratta di un balcone straordinario sulla valle dell’Aniene chiusa tra splendide montagne ricoperte di boschi, visione che ripaga la fatica consumata fin lì. Ci si ricompatta al bivio e lunga discesa verso Filettino, dove ci attende la prima sosta prolungata per un congruo ristoro a base di tozzetti e biscottini locali che Daniele ci aveva, a ragione, decantati. Ancora discesa verso e oltre Trevi nella valle che adesso costeggia il corso dell’Aniene (poco più di un ruscello), bivio a destra per il Santuario della Santissima dove ricomincia la salita, e ancora bivio a sinistra per Jenne. Questo tratto di strada ha fatto sussultare me e Giulio, perché somiglia in modo inquietante all’immissione sulla SS48 delle Dolomiti della strada che sale da Digonera, e che un tempo la Maratona affrontava proprio in quel senso.

Il caldo adesso è tanto, ed in un paio di tornanti ridossati alla montagna, dove l’aria di colpo è scomparsa, la temperatura corporea è salita vertiginosamente nel giro di poochi istanti. Ho pensato a quel bombato dell’americano in fuga al Tour de France, che peraltro doveva avere in corpo ben altri fuochi da stutare. La fontanella di Jenne, invece, è stata una gran delusione. E che roba, in mezzo a quelle montagne e a quel verde l’acqua esce calda? La facciamo scorrere, e nell’attesa che si raffreddi si consuma la seconda defezione della giornata. I Mezzini Brothers, leggermente attardati, stavolta non si vedono; ci muoviamo dalla fontana perché lì non prendono manco i cellulari (paese sfigato ‘sto Jenne!) e finalmente veniamo a sapere che Stefano ha strappato il cambio. Non è molto chiaro cosa sia accaduto nelle retrovie lungo la salita di Jenne: sembra che Daniele abbia tentato di raddrizzare con le mani la gabbia del cambio di Stefano che faceva rumore. Altre voci affermano che Stefano abbia inserito il 53 nel proposito di alzarsi sui pedali e accannare Daniele, e che abbia sprigionato tanta di quella potenza da ridurre il cambio in pappetta. Sarà…in ogni caso ciò ha comportato l’abolizione del ristoro che Ernesta, con Giacomo e Leonardo, aveva organizzato a Livata, dal momento che è stata costretta a recuperare Stefano in macchina.

Lungo la ben nota salita di Monte Livata (12,6 km al 4,3 di percentuale media) ho preso una concallata memorabile. Non so dire se fosse una crisi di fame (mi ero alimentato regolarmente ed in modo generoso) o cosa, però mi sono ritrovato improvvisamente senza forze. Perciò ho innestato il 28 e tricchetracche sono arrivato in cima, dove un paio di paninelli ed il solito tè caldo mi hanno restituito fiducia. Diciamo che il più è fatto, anche se c’è ancora da pedalare mentre il cielo finge di minacciare temporale. Discesa verso Subiaco e penultima salita verso Cervara: lunghi tratti pedalabili se non addirittura in piano, e giusto un paio di tornantini verso la fine. Adesso ci resta l’ultimo muretto, quello che ci fa entrare ad Arsoli, e finalmente ritroviamo la Tiburtina e gli ultimi km verso il parcheggio, dove ci attendono Stefano, Ernesta e i bambini con il ristoro finale (foto 7 e foto 8 e foto 9). Ancora il tempo di assaporare un caffè, quattro chiacchiere e la bella soddisfazione di aver portato a termine la Simbruina, la nostra Terza Gran Fondo Fatta in Casa. Presto altre foto; un caro saluto a Michele che ci ha fatto gran piacere ritrovare in mezzo alle nostre ruote.

(resoconto a cura di Carlo)

La nostra GF FC FR FT (Gran Fondo Fatta in Casa Forza Roma Francesco Totti)

Dopo aver letto il resoconto di Carlo (ultradettagliato), non mi resta altro che parlare di emozioni. La prima, alla partenza, sette amici pronti alla fatica da condividere in una lunga giornata in selle ad una bici. Si parla, si ride, si scherza, l’inizio è facile ma da Capistrello cambia la musica: la salita è lunga, non ripida, inizia a fare caldo. Ma mi EMOZIONA vedere finalmente dal vivo Giulio: sale agile, sembra non fatichi, aumenta il numero dei giri e sparisce: spettacolare, ed ha poco allenamento! Ma è ugualmente emozionante vedere la tenacia e la forza di volontà di Stefano: non molla mai, va piano, ma su ci arriva. A Filettino ci si ricompatta, indimenticabile la pizza con i broccoletti divorata da Michele: QUESTO è il vero DOPING!! Si riparte, a Jenne mitico bagno ad una fontanella, ma i BROTHERS non arrivano!!! Stefano ha rotto il cambio, una fortuna per lui visto la fatica? Ai posteri l’ardua sentenza!

Ora saliamo verso monte Livata, e per la prima volta da quando lo conosco vedo Carlo in crisi: quasi quasi mi emoziono a staccarlo!! Anche Michele è bello cotto, salgo con lui, mentre Daniele si incolla a Giulio, pensare che mi sembrava in debito fin dall’inizio….vatte a fidà degli amici, questo quando vuole mi sa che ti stronca! Nuovo ricompattamento, sosta rifocillante in un bar e via per una discesa bellissima, poi qualche saliscendi ed infine l’ultima salita, Cervara di Roma: qui la cotta la becco io, forte, gli ultimi due km sono un martirio, mi sembra di morire. Ma vi pare che dopo 180 km mollo? Oramai è fatta e all’arrivo SORPRESONA: ristoro autogestito da Ernesta, apprezzatissimo e rifornitissimo! Foto ricordo, un caffè al bar, e si torna a casa, mi aspettano 24 ore al garage!!! Arrivo all’una di notte con le mollette agli occhi, distrutto, eppure prima di addormentarmi mi tornano in mente tanti flash della giornata: incredibile, sono ancora EMOZIONATO!!! GRAZIE a Carlo Daniele Giulio Marco Michele Stefano (in rigoroso ordine alfabetico).

(resoconto a cura di Claudio)