GFFC 2007

IV GFFC “AMATRICIANA” sabato 28 luglio 2007

Sta diventando una piccola tradizione cui rinuncerei malvolentieri, questa della Gran Fondo Fatta in Casa. Nessuna ambizione, solo il piacere di definire un percorso lungo, meglio se molto lungo, e pedalarlo insieme per il gusto di condividere strada e fatica. Iniziammo in tre nel 2004, poi quattro l’anno successivo, sei più un amico nel 2006, di nuovo in tre quest’anno. A non tutti piace stare in bici per ore e in pochi, poi, hanno il tempo per allenarsi sulla distanza e sui grandi dislivelli. Ma questa faccenda è nata proprio con l’idea di conservare lo spirito delle vecchie granfondo, quelle di 200 km e oltre, e a me piacerebbe che mantenesse questa dimensione. Perciò dal 2008 i km non saranno meno di 200.

Dopo molte proposte e confronti serrati, abbiamo deciso di ricalcare per quest’anno l’impianto del percorso della GF del Terminillo prima maniera: Salaria sino a Posta, poi Borbona, Montereale, Amatrice, Salaria sino al bivio per Cittareale, salita di Selva Rotonda di Cittareale, Terzone, Leonessa e salita del Terminillo da Vallonina nel finale. Questa scelta, e il fatto che il tracciato consentisse tagli di diversa lunghezza, ha favorito la partecipazione di più persone: Luciano, Sergio e Monica a Posta hanno optato per la salita verso Albaneto prima di scendere a Leonessa e affrontare il Terminillo (per loro un totale di 103,5 km con 1805 metri di dislivello); Ottavio (rinuncia inattesa, la sua), Massimo, Fausto e Mario hanno scelto un percorso intermedio, puntando da Posta verso Cittareale (per questi quattro 135 km e 2065 metri di dislivello); sulla GF vera e propria ci siamo ritrovati solo in tre: Daniele, Stefano ed io. Con alcuni di loro ci siamo infine ricongiunti ai 1820 metri del Rifugio Sebastiani, appena scollinati da Sella di Leonessa. Purtroppo abbiamo dovuto registrare la rinuncia di Marco impegnato con il lavoro, David restato ad Abbadia per improvvisi impegni, e Claudio partito per i fiordi norvegesi per i 25 anni di matrimonio.

Alla partenza di Fonte Cottorella a Rieti, alle 6.30, ci siamo dunque ritrovati in parecchi (foto 1 e foto 2 ): andatura tranquilla all’inizio (foto 3), poi attraverso le belle gole del Velino(foto 4) sino a Posta, con la Salaria battuta da una brezza tesa e naturalmente contraria alla nostra direzione. Prima sosta con caffè e separazione dei tre gruppetti. Per noi del lungo svolta a destra sulla splendida SS 471 “di Leonessa”: morbida, immersa in una valle piena di verde, una strada bellissima che non conoscevo o forse non ricordavo. Ancora più bella la breve salitella che da Borbona ci ha portati al valico di Casale Bottone a 1054 metri slm (foto 5 e foto 6), con qualche tornante ed una vegetazione lussureggiante. Breve ristoro, e discesa sino a Montereale, dove incrociamo un paio di ciclisti locali coi quali risaliamo sino ad Aringo foto 7 e foto 8), prima di puntare decisi tra molti saliscendi e molte curve in mezzo al bosco verso Amatrice. Rapido l’attraversamento del paese, e amara sorpresa per riconquistare la Salaria che ci avrebbe riportati verso il bivio per Cittareale: io credevo fosse tutta discesa, invece quattro-cinque km di stradaccia in salita battuta dal vento contrario. Ma come, non era contrario prima, quando viaggiavamo nella direzione opposta? Uscendo dalla Salaria qualche km più avanti ci ritroviamo finalmente sul percorso appena battuto dai quattro del medio. Sosta d’obbligo alla splendida fontana di Vezzano con abbondanti abluzioni e succulente bevute, e via con la salita. L’ho fatta non più di quindici giorni fa con Ottavio, ma tornarci è sempre un piacere per la bellezza del paesaggio e la quiete che questa salita regala. In cima (foto 9 e foto 10) altro breve ristoro che però a Daniele e Stefano non basta. Più avanti infatti, a Terzone, si faranno preparare un ricco panino con lonza locale in vista della fatica finale della giornata.

Evitiamo dunque la sosta a Leonessa e imbocchiamo senza indugio la Vallonina. Stefano innesta il suo passo da crociera (saprò al Rifugio che avrà patito gli ultimi 5 km), mentre Daniele da buon granfondista mette il turbo. Dà qualche allungatina tra il quinto e il settimo km quando ancora la salita vera e propria non è cominciata, e io capisco che non sarà un’ascesa tranquilla. Rispondo senza esitazioni, e lungo il primo abbondante km che separa Campo Stella (inizio salita al km 7) dal primo tornante a destra (ripido e assolato, è uno dei tratti più duri di tutta l’ascesa), Daniele resta indietro. Penso di averne fiaccata la resistenza ma è un giudizio incauto. Appena provo a tirare un po’ il fiato, improvviso e silenzioso come una biscia mi ricompare al fianco senza che ne abbia percepito l’arrivo. Si rimette davanti e ricomincia a menare. Reduce dalla GF dell’Aprica, Gavia e Mortirolo ne hanno tornito la gamba e allenata la resistenza, come se ne avesse bisogno. Fa caldo, la strada è ripida, i km percorsi già tanti: gradirei davvero un’andatura più serena, ma Daniele che di solito parla che non lo azzitti manco con un bavaglio intorno alla bocca, stavolta ha deciso di tirare la salita. E siccome la guera è guera, all’altezza di Fontenova, proprio nel tratto in cui il bosco è più fitto, raccolgo le energie, butto giù un paio di denti e sui pedali allungo a mia volta. Daniele accusa il colpo e io guadagno un centinaio di metri, sudando l’insudabile. Mancano 5 km alla vetta, poi 4 e ci separano sempre cento metri. Mi giro e lo chiamo, vorrei proporgli una tregua sino alla Sella ma non mi sente. Imbocco il Ghiaccio Crudele e quando sto per uscirne è lui che chiama me: si ferma sul guard rail per vedere (immagino) se Stefano arriva. Quassù la motagna è fantastica, il cielo azzurro che di più non è possibile, l’aria finalmente fresca. Non mi fermo, ed anzi trovo le forze residue per percorrere gli ultimi tornanti con una certa euforia. Mi getto senza soste in discesa e trovo Monica, Luciano e Ottavio beatamente riposati al Rifugio (foto 11 e foto 12). Hanno atteso tanto, ma se la sono cavata con un piatto di pasta e quattro chiacchiere. Nel frattempo

Daniele attende Stefano; ancora qualche minuto e sono lì anche loro. Ci resta solo la discesa, lungo la quale, giù dopo Pian di Rosce, attraversiamo muri di aria torrida che sembra emersa dalle viscere della terra proveniente dall’inferno. Siamo alla macchina che tutto è andato bene. Stasera ci attende un buon piatto di fettuccine. (resoconto a cura di Carlo)